La favola della realtà

 



Ci siamo tutti un po' stancati dell'interazione virtuale. Sono in tanti (uno per esempio lo conosco bene) a scrivere che vedersi su Zoom & C. non è la stessa cosa. Perché non è reale. Perché è una rappresentazione della realtà, ma non è la realtà. Aridatece il mondo reale, quello in cui ci si vede e ci si tocca e ci si annusa. Ineccepibile. Epperò, facciamolo un ragionamento su questo termine: "realtà".
Da decenni sappiamo per certo ciò che i filosofi ci dicono da secoli: la realtà in quanto tale non esiste. Platone parlava di ombre danzanti sul fondo della caverna, la fisiologia ci parla di ombre elettriche proiettate su una rete di neuroni. Ma il concetto non cambia. Quando passeggiamo e godiamo del soffio del vento sulla pelle, non sentiamo il vento. Il vento attiva migliaia di recettori, che sparano altrettanti segnali elettrici. Che si uniscono a quelli che il timpano produce quando onde di pressione nell'aria lo scuotono. Che si sommano a quelli che il nervo ottico trasmette quando fotoni di luce rimbalzano sulle foglie degli alberi in movimento e colpiscono le cellule della retina. Tutti questi stimoli entrano nella scatola nera sotto il nostro cranio, e lì vengono elaborati e interpretati. Una gigantesca, colossale elaborazione. Non diversa, nella sostanza, da quella che il microprocessore del nostro pc fa quando produce le immagini "irreali" di Zoom. E quello che esce lo chiamiamo "vento", quello che esce lo chiamiamo realtà. Ma non è realtà, è solo una rappresentazione della realtà. Enormemente articolata e complessa, ma è solo rappresentazione. Che cosa sia la realtà, nessuno lo sa, nessuno ne ha esperienza. La meccanica quantistica, poi, ha reso le cose ancora più complesse, perché pare che le cose-in-quanto-tali non esistano proprio. Esistono solo relazioni fra le cose, senza relazione non c'è esistenza. Ma questo è un tema diverso e terribilmente più complesso, quindi facciamo un passo indietro.
Se la realtà come la conosciamo è l'elaborazione di un numero enorme di segnali elettrici, sono solo l'esperienza e l'abitudine che ci fanno pensare a quella come "vera" e al resto come "falso". Se guardassimo il mondo con gli occhi di un insetto, sensibili a frequenze diverse della luce, vedremmo colori completamente diversi. E saremmo tentati di pensare che quel mondo non sia il mondo reale. Che quel cielo che adesso vediamo viola "in realtà" sia azzurro. Mentre il cielo è altrettanto realmente azzurro quanto sia viola. Se abbandoniamo il nostro egocentrismo percettivo, se smettiamo di pensare che il mondo "vero" sia quello che percepiamo con i nostri (limitati) sensi, diventa più facile aprirsi a una costruzione diversa e più ampia della realtà.
Le immagini di Zoom non ci sembrano reali, e ne abbiamo ben donde. Perché Zoom è una rappresentazione della realtà che, attraverso i nostri occhi e le nostre orecchie, genera nel nostro cranio una seconda rappresentazione. È la rappresentazione di una rappresentazione. L'imitazione grossolana della rappresentazione ben più raffinata e complessa che producono i nostri sensi. Ma se la rappresentazione di Zoom fosse proiettata direttamente sulla nostra rete di neuroni, anziché servirsi della mediazione degli occhi e delle orecchie? Se in questo modo avessimo accesso a una vastità dell'esperienza percettiva molto superiore a quella mediata dai sensi? Fantascienza, forse, ma non troppo. Neuralink di Elon Musk nasce proprio per questo: bypassare i sensi, attraverso impianti neurali.
La fantascienza, quella vera, su questi temi ha già prodotto molto. Matrix, per esempio, o tutto il Cyberpunk da Neuromante di Gibson in giù. Non sono idee nuove, ma implicano un tale sconvolgimento della "realtà" da produrre costantemente riflessioni, discussioni, arte. Ieri Platone e Cartesio, oggi i fisici quantistici e gli scrittori di fantascienza. La favola della realtà, alla quale vogliamo così caparbiamente credere, quando si disvela nella sua illusoria evanescenza ci affascina mortalmente. Come falene attirate dalla fiamma, non possiamo smettere di volare intorno a un centro di significato di fronte al quale tutto sembra perdere significato. Ma il rischio di bruciarsi le ali è molto alto. Per questo forse è meglio posarsi in un angolo buio, e continuare a raccontarci la favola della realtà.

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